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Alcuni termini di uso corrente
Abrash: con questo termine si indicano
delle variazioni di tono o di intensità di uno stesso colore causate,
generalmente dalla diversità di tintura delle fibre utilizzate. L’abrash
autentico non viene considerato un difetto ma una prova della genuinità del
manufatto.
Abi: vocabolo persiano con cui si indica il colore azzurro.
Adler: vocabolo tedesco che significa aquila.
Sono detti Kazak Adler alcuni tappeti caucasici provenienti dall’area
armena. Il termine Adler si riferisce ai loro medaglioni che ricordano le aquile
araldiche.
Afshan: vocabolo persiano che indica la
piena fioritura, convenzionalmente usato per definire un motivo decorativo
floreale tipico delle zone caucasiche
di Kuba e del Karabagh oltre che del Kurdistan. Il disegno è costituito
da rosette e palmette alternate in filari verticali, congiunte da coppie
di foglie disposte ad angolo. L’origine del disegno è legata alla
decorazione “a vaso” degli esemplari safavidi del Seicento.
Aina-Gotschak: motivo decorativo ricorrente
su Joval e Torba turcomanni: il campo è suddiviso
in riquadri minuti, ciascuno ornato da un motivo uncinato (gotschak).
Aina-Gul: letteralmente il termine “gul” significa “a specchio”.
I tappeti con questo disegno sono formati da piccoli gul inscritti in spazi rettangolari ricorrenti nella produzione minore delle tribù turcomanne.
Aina-Kap: tappeto a forma di piccolo astuccio
porta specchio in uso presso i turkmeni.
Ak-Su: motivo decorativo frequente nel campo
di Joval e Torba turcomanni analogo all’aina-gotschak.
Alam: vocabolo con cui si indicano le bordure
supplementari presenti sulle testate dei tappeti turkmeni; possono essere
annodate oppure semplicemente tessute e ornate da ricami con trame aggiunte.
Anche raffigurata
in minareti e moschee, diffuso in Turchia, spesso schematicamente riprodotto
all’apice dei mihrab dei tappeti.
Albero della vita: antico simbolo orientale
di fertilità e prosperità.
Compare spesso nei tappeti a preghiera. È spesso interpretato come simbolo
dell’asse del mondo, poiché collega i tre livelli cosmici che
compongono l’universo:
quello sotterraneo, quello terrestre e quello celeste. Per il suo ricco
significato simbolico questo motivo compare spesso nei tappeti a preghiera,
in interpretazioni più o meno stilizzate.
Alchagulchichi: vocabolo che significa chi-chi
con fiori di prugno e indica un particolare gruppo di tappeti chi-chi.
Algam: bordura secondaria diffusa nella
produzione turcomanna, ornata da piccoli motivi a forma di “S”.
Questa bordura è detta anche ghamchi.
Allume: solfato di potassio e alluminio, usato per mordenzare direttamente
la lana prima della colorazione. Si presenta in forma di cristalli traslucidi.
Anilina: ammina aromatica, derivata dalla distillazione del catrame,
che costituì un importante intermedio nella preparazione delle prime sostanze coloranti,
dette appunto colori all’anilina.
Annodatura: termine usato spesso in sostituzione di tessitura. Questo
vocabolo indica il procedimento, nella produzione dei tappeti, con cui il tessitore forma il
vello annodando il filato di lana attorno all’ordito.
Amogli (Emogli, Amoghli): maestro tessitore
a Mashad morto all’inizio del Novecento. I suoi tappeti,
spesso firmati, si distinguono dagli altri Khorasan per l’uso della cimosa blu.
Arabesco: motivo decorativo costituito da disegni floreali stilizzati
che si possono riprodurre all’infinito.
Arazzo: panno tessuto manualmente su telaio.
Asmalys: coperta ornamentale per i fianchi del cammello.
Baff: in persiano indica nodo: turkbaff,
nodo turco; farsibaff, nodo persiano.
Baft: termine iraniano che significa tessuto.
Talvolta, viene utilizzato associato a differenti origini. Per esempio
Sench baft significa tessuto come Seneh,
Baft-E-Seneh significa tessuto proveniente da Sench. Baft è anche il
suffisso del verbo persiano baften, annodare. È altresì una cittadina
iraniana della Regione di Kirmam, nel centro dell’area di insediamento
degli afshari cui raccoglie i tappeti.
Battitura: fase della tessitura dei tappeti
in cui il tessitore, avvalendosi di un apposito pettine, batte la trama
comprimendola con forza sull’ultima fila di nodi; questa operazione conferisce
corpo e robustezza al tappeto.
Bibibaf-Bibiaft-Bibibaff: denominazione
dei tappeti Bakthiari di migliore qualità. Il vocabolo è composto
da baft, nodo e bibi, attributo della donna più anziana della casa,
maggiormente esperta nella tessitura.
Bordo: elemento decorativo perimetrale del tappeto. Si distinguono i
bordi primari da quelli secondari.
Bokshe: borsa a forma di busta lavorata in un unico pezzo.
Botè: motivo decorativo, di forma ovoidale, con la punta ripiegata a
uncino.
Broccato: particolare tipo di stoffa. Nei
tappeti sta a indicare l’intrecciatura
all’ordito e alla trama di fili d’oro e d’argento a formare
degli anelli. Deriva da un vocabolo inglese brocaded (ricamato).
Indica il metodo di lavorazione dei Kilim a trame supplementari, in cui il
disegno è ottenuto con trame policrome inserite tra gli orditi.
Cammello: il disegno del cammello viene
spesso usato come motivo decorativo in forme più o meno stilizzate per
augurare ricchezza e felicità.
La lana di cammello viene utilizzata nella tessitura di tappeti per lo
più dalle popolazioni nomadi del Turkestan e dell’Afghanistan
nel suo colore naturale essendo difficile da tingere.
Campo: è
la parte centrale, la più ampia del tappeto, delimitata dai bordi e
dove si trova il motivo principale.
Cantonale: il disegno che si presenta
negli angoli del campo, intorno a un motivo centrale o sopra al mihrab.
Cardare: è la prima operazione cui viene sottoposta la lana dopo la tosatura e serve
per sciogliere i nodi e districare le fibre. La cardatura può essere
manuale o meccanica.
Cartiglio: ornamento a forma ovale allungata,
talvolta rettangolare nelle bordure, con iscrizioni craniche o con la firma dell’artista.
Cartone: termine tecnico che indica il disegno
preparatorio di un tappeto in scala su carta millimetrata. Quando non esisteva
la carta millimetrata, il cartone era un foglio bianco, parzialmente quadrettato, su cui il disegno
era realizzato da un ustad, disegnatore.
Chadir-Sheridi: denominazione turca della striscia da tenda.
Chanteh: termine usato dalle popolazioni nomadi iraniane per indicare
sacche in Kilim, di diverse dimensioni, destinate a contenere gli oggetti
domestici.
Chemche-Gul: disegno a gul secondario di
forma cruciforme, proprio dei tappeti Tekke. Il termine letterale
della parola “chemche” significa “cucchiaio”.
Chemche Torba: borsa tessuta dalle donne turkmene per contenere mestoli
e altri utensili da cucina.
Cherlik o Tsherlik: tappeto o Kilim sagomato con funzione di coprisella.
Chevron: motivo decorativo proprio dei bordi, formato da “V” concentriche.
Chi-Chi: motivo decorativo cinese costituito da nastri fluttuanti. Tipologia
molto rara del Caucaso Orientale. È detta anche “fascia di nuvole” o “nastro
di nuvole” e ha un ricco significato simbolico perché rappresenta
la porta del cielo.
Chintamani: motivo decorativo composto da
nuvole sormontate da tre punti disposti a triangolo; è detto anche Tamerlano
perché il tamga, cioè lo
stemma di Tamerlano, riproduceva un disegno simile. Secondo un’interpretazione
più recente si tratta di un disegno che riproduce il manto degli animale
maculati.
Ch’i-Lin: animale di fantasia (simile all’unicorno) tipico del
repertorio decorativo cinese.
Chuval: sacca per provviste e oggetti di uso quotidiano, spesso anche
decorazione da parete.
Cicekli: Kilim con disegno floreale.
Cicim (Gigim, Jijim): vocabolo che
indica alcuni Kilim di produzione turca in cui la decorazione è ottenuta
con trame policrome supplementari secondo la tecnica detta a trame aggiunte.
Cimosa: margine dei lati corti del tappeto (detto anche bordo).
Colonna (tappeto a): indica tappeti anatolici
formato da colonne che sostengono il mihrab.
Cork (Kork): vocabolo persiano che indica
una lana assai morbida proveniente dalle spalle di agnelli (di età compresa
tra gli 8 e i 14 mesi) di razze diffuse soltanto in poche regione persiane.
Sarebbe tuttavia più proprio usare
il termine soltanto per la peluria della capra.
Cotone: filato ottenuto dalla peluria dei
semi dell’hibyscus gossypium, dotato
di robustezza e indeformabilità; è spesso usato per la struttura
dei tappeti.
Cornice (del tappeto): la parte che delimita
il campo del tappeto in genere formata da due bordi.
Corrosione: processo di macerazione cui
vanno soggetti i colori marrone scuro e nero trattati con mordente a base di
ossido
di ferro. Col tempo la lana si
intacca in alcuni punti per l’azione dell’aria. La corrosione non
determina una perdita di valore ma stabilisce un’epoca.
Cufico: motivo di bordo ispirato dalla scrittura
araba arcaica che porta lo stesso nome.
Darak Bash: custodia in tappeto per i pettini delle tessitrici.
Darri: tessuti piani in lana o cotone prodotti
in India con funzioni diverse da giaciglio a tenda a stuoia da terra.
La tecnica di tessitura è quella
a fessure spesso con consolidamenti a coda di rondine. La decorazione,
piuttosto semplice, è solitamente costruita con righe orizzontali policrome
e motivi geometrici elementari.
Davaghin: termine usato in Daghestan per
indicare i Kilim prodotti localmente con tecnica a fessure o a trame
avvolte. Questi tappeti vengono utilizzati
come coprisella o sacche da spalla.
Depressione: dislivello tra gli orditi adiacenti
dovuto all’azione delle trame tese.
Diah Dizluk: piccoli tappeti pentagonali
usati per decorare le ginocchia del cammello nella cerimonia nuziale
dei turkemeni.
Disegno curvilineo: decorazione del tappeto
entrata in uso in Persia nel periodo safavide e in Turchia in epoca ottomana.
La sua realizzazione necessita di uno
schema del disegno eseguito su cartone. Per la sua maggiore complessità tale
decorazione è tipica della produzione cittadina.
Disegno geometrico: decorazione del tappeto
prediletta dalle popolazioni nomadi generalmente realizzata senza
l’ausilio
di uno schema.
Dombaki, bordure: bordure proprie dei Farahan
più antichi caratterizzata dalla presenza
ai quattro angoli di grandi fiori tondeggianti, simili per aspetto ai
dombak, i tamburelli persiani.
Dozar: termine iraniano che significa due
zar (zar significa misura ed è pari
a cm 106). Come il vocabolo sedjadeh (la cui etimologia non è certa)
indica un tappeto di forma rettangolare di circa 200/220 x 110/130 cm.
Il termine Dozar galiceh (ghalitchè) è generalmente riservato
a tappeti dello stesso formato ma di qualità molto fine.
Drago: animale di fantasia utilizzato nei
tappeti cinesi e caucasici formato da dodici parti di altrettanti animali
raffigurati in stili diversi.
Nell’iconografia
orientale rappresenta una forza benefica. Il drago cinese incarna le
forze benefiche della natura. Il drago a cinque artigli, secondo un editto
Ching,
divenne il simbolo dell’imperatore.
Dughi: il colore rosa dughi, propria dei
Sarouk, è un colore di tonalità particolare,
tendente al salmone, ottenuto da una miscela colorante di allume, robbia
e acido lattico (dugh).
Dyrnak: in lingua turca significa “uncino” e
viene spesso usato per definire il bordo “a cane che corre”.
Dyrnak Gul: disegno gul di forma romboidale
bordato da uncini. Questo disegno viene usato dalle tribù turkmene Yomut.
Ensi: tappeto appeso all’ingresso
dei tam-oy turkmeni. Il campo è decorato
da un grande motivo cruciforme, culminante in un disegno spesso erroneamente
interpretato come mihrab. Questo disegno viene concluso inferiormente
da un’altra “alam”.
Talora viene detto “pardeh” (termine afgano) oppure “hadtchlu” (vocabolo
armeno).
Ertmen Gul: disegno gul di
forma romboidale coronato superiormente e inferiormente da un doppio
uncino, usato dalle tribù turkmene Chodor per la decorazione
dei tappeti.
Eski Kerman: denominazione commerciale turca
che significa vecchio Kirman usata negli anni venti per indicare i Kirman
con disegni tradizionali.
Eyerlik: coperta da sella in uso presso
il popolo turkmeno.
Farsh: il termine significa tappeto, in
lingua persiana moderna.
Farsibaft (Farsibaff): nodo asimmetrico
o persiano detto anche senneh. I capi del nodo, dopo aver avvolto due orditi,
fuoriescono da diversi interspazi. Può essere
aperto a sinistra o a destra.
Farsistan: nome con cui talora si indicano
i tappeti dell’area di Shiraz, nel Fars.
Fessure, Tecnica a: tecnica di tessitura
dei Kilim detta anche a relais o slit
tapestry, in cui il disegno è ottenuto alternando i colori delle
trame strutturali; al cambio di colore le trame tornano indietro attorno
ai due orditi adiacenti che risultano quindi sconnessi e separati da
una fessura.
Figdor: celebre tappeto “a giardino” di
epoca safavide che deve il nome al collezionista austriaco Albert Figdor
ed è conservato all’Österreichisches
Museum fur Angewandte Kunst di Vienna.
Fil-Pai Gul: questo termine è usato
per indicare i grandi gul tondeggianti degli Ersari afgani, siano gulli
gul o temirchin gul, detti anche “gul a zampe
di elefante”.
Foglie Dentate: bordura tipica dei tappeti
caucasici composta da foglie dentate policrome alternate a disegni a
forma di “Y” che ricordano i calici; per
questo motivo è detta anche “a foglia calice”.
Findik (Findikli): delicati tappeti a piccoli
disegni.
Finitura: operazione che viene effettuata
alla testata inferiore e superiore per evitare sfrangiature.
Floche (Flosch): termine commerciale per
i tappeti sintetici prodotti con materiali diversi quali: misto seta
artificiale, cotone mercerizzato, fibre sintetiche.
Frangie: prolungamento della catena dell’ordito
alle estremità del tappeto.
Gab Khorani: copertina del Corano spesso
in cuoio sbalzato e artisticamente ornata con gemme e lamine di materiali
preziosi. A tali oggetti si suppone si sia ispirata la decorazione dei tappeti a medaglione che pertanto sono
spesso indicati con lo stesso termine.
Gaddy: cartone su cui viene disegnata la metà del
tappeto.
Gah Faradj: termine con cui spesso si indica
il caratteristico disegno a “giardino” del tappeto Bakthiari.
Galeh: contenitori in Kilim dall’ampia
apertura usati dalle popolazioni nomadi.
Galla di Quercia: escrescenza particolarmente
ricca di tannino provocata nella quercia dalla puntura d’insetti. Si
usa come colorante per tingere la lana marrone.
Ghali (Qali, Kali, Khali): vocabolo persiano
che indica il tappeto principale della casa, in genere rettangolare,
di dimensioni pari a cm. 200x300 o superiore. Significa
anche mian farsh.
Ghalibaf: in persiano significa “tessitore
di tappeti”; è un vocabolo
composto dal termine “ghali” (tappeto) e dal suffisso “baf” (dal
verbo “baften” che significa “annodare”).
Ghireh: unità di misura utile per
la valutazione della densità di nodo.
Viene usata nella zona di Kirman ed equivale a circa cm. 7.
Golabdani: termine con cui si indica la
decorazione che riproduce anfore stilizzate. Si tratta degli acquamanili
che vengono
offerti agli ospiti perché possano
rinfrescarsi le mani con acqua di rose.
Goldani: complessa decorazioni floreale
a pieno campo, originata da uno o più vasi.
Gol-e-Bolbol: letteralmente, rosa e usignolo.
Termine con cui si indicano quei motivi, frequenti specialmente in area
persiana, composti da fiori e figure di
uccello.
Gol Farangh: letteralmente, "rose di Francia".
Si tratta di motivi floreali ispirati alle tappezzerie e agli arazzi
europei.
Gol Hanai: in persiano, "fiore di hennè";
si tratta di un disegno originario dell’area
di Sultanabad, composto da fiori tondeggianti in una griglia di foglie
dentate e steli fioriti.
Gorbaghe Gul: gul secondario cruciforme
proprio dei tekke; letteralmente gul a rana.
Garzare: opera di rifinitura nella lavorazione
della lana per renderla morbida e flessibile.
Gashokdan: borsa per posate, specchi e simili.
Germetsh (Germech): tappeto d’ingresso
che, steso fra gli stipiti della porta, proteggeva dalla polvere e dai
piccoli animali.
Ghiordes: città dell’Anatolia
dove Alessandro sciolse l’omonimo nodo;
il termine viene usato per indicare il sistema di annodatura utilizzato
dai turchi (nodo turco). Tipologia di tappeti anatolici.
Giardino (Tappeto): un tappeto il cui campo,
diviso in varie parti, è decorato con il disegno
di un giardino persiano.
Gul: fiore in turco, emblema decorativo
tipico di ogni tribù turcomanna.
Originariamente erano disegni totemici dei quali oggi nessuno comprende
il significato.
Gyak: bordura secondaria, propria dei tappeti
turcomanni, composta da piccoli tratti diagonali, H Y K J Y
Habibian: importante laboratorio di Nain.
Hadtchlu (Hashlu, Hatchli, Katchli): decorazione
caratteristica degli ensi turkmeni, che ripartisce il campo in quattro
aree, spesso
decorate con motivi a candeliere.
Haij Jalili (Hajji Jalil): maetro tessitore
vissuto nella seconda metà dell’ottocento a Marand, vicino
a Tabriz.
Haft Rangh: l’espressione, che significa
sette colori, è usata per indicare
tappeti con l’ordito in seta policroma.
Hangkung: tappeti prodotti nelle manifatture
di Pechino i cui disegni sono imitati dai classici motivi a medaglione
persiani.
Hebatlu: disegno frequente nei tappeti
Abadeh, composto da un medaglioncino centrale ripreso ai quattro
cantonali.
Herati: motivo decorativo floreale tipico
dei tappeti annodati nella città di
Herat (Afghanistan), da cui prende il nome. Derivato da una progressiva
geometrizzazione del classico ornato dei tappeti di Herat, cui deve il
nome: un rombo formato
da steli ricurvi che comprende all’interno una rosetta e sopporta una
palmetta a ogni vertice, viene ripetuto a pieno campo, affiancato ogni
volta da quattro foglie falciformi.
Herati di Bordura: motivo di bordura formato
da rosette e palmette alternate congiunte da volute floreali. È detto
anche samovari o bordo a tartarughe.
Heibe: borsa doppia che si appende sul dorso
di un animale da soma. Le tasche sono generalmente annodate, la fascia
che le collega è del tipo Kilim.
Holbein: indica un tappeto simile a quelli dipinti dal pittore Hans Holbein
il Giovane.
Horror Vacui: indica un tappeto decorato
in ogni sua parte.
Hospice de la Savonnerie: fabbrica di sapone,
vicino a Parigi, dove si fabbricavano i tappeti.
Hu Tieh: farfalla in cinese, simbolo di
lunga vita.
Ibrahim Rizai: celebre disegnatore di Tabriz che si adoperò,
nella prima metà di questo secolo, per rinnovare e rivitalizzare il disegno tradizionale del tappeto persiano.
Ikat: tipo di manufatto tessile ottenuto mediante l’omonimo ed elaborato processo
di tintura in cui i fili dell’ordito, in cotone o seta, prima della lavorazione
vengono tinti parzialmente. Parte degli orditi viene infatti immersa nella soluzione
colorante protetta da stretti legacci di materiale impermeabile. Ne risulta un
disegno fiammeggiante.
Indaco: sostanza colorante estratta
con un complesso procedimento chimico dall’Indigofera
tintoria, arbusto originario dell’Estremo Oriente.
Islamabad: moderno tappeto del Pakistan
ispirato al disegno dei tappeti persiani.
Isparak: sostanza vegetale da cui
viene ricavato un colorante giallo. Spesso il vocabolo indica la Reseda luteola.
Ispigyulchichi: serie di rosette cruciformi
allineate lungo l’asse centrale del tappeto, da cui si dipartono in diagonale quattro elaborate foglie che danno alle rosette
l’aspetto di una croce di Sant’Andrea. Questa motivo decorativo si riscontra nei tappeti Zeichur.
Itselik: piccola custodia di Kilim
o tappeto usata per riporre i fusi.
Jufti: nodo compiuto su quattro o più catene
dell’ordito, viene detto
anche doppio nodo o nodo fraudolento.
Ja-Korani: borsa in Kilim o in tappeto usata
dalle popolazione nomadi per il trasporto e la protezione del Corano.
Ja-Namaz: denominazione persiana del tappeto
da preghiera.
Jangali: motivo decorativo proprio dei tappeti
Josaghan; consiste in motivi floreali e alberi stilizzati (tra cui prevale
il salice) raccolti in spazi romboidali intorno a un medaglione centrale.
Ja-Tofangi: contenitore lungo e stretto
in tappeto e Kilim, talvolta dotato di bandoliera, usato dalle popolazioni
nomadi per il trasporto del fucile. Presso i turkmeni è detto ghelaf.
Jol: coperta da cavallo in Kilim.
Jol-e-Asb: coperta da cavallo in Kilim e
tappeto dotata di uno o due lembi per cingere il collo dell’animale.
Jollar: sacca simile a quella detta Torba,
in uso presso le tribù turcomanne
afghane.
Joval (Juval, Jouwal, Chouval, Chuval): grandi
sacche da sella di forma rettangolare in uso presso tutte le popolazioni
nomadi.
Jujur: bordura minore frequente nella produzione
Ersari, composta da botteh legati da un sottile viticcio.
Karamanie: termine originario della Turchia
centrale utilizzato per indicare i Kilim fabbricati nella regione di
Karaman. Contrariamente ai Sumak, i Kilim
di questa regione non avevano alcuna differenza fra il rovescio e il
dritto, per questo
venivano detti double face. In seguito tutti i Kilim double face vennero
chiamati Karamanie, nome divenuto sinonimo di un certo tipo di tessitura.
Karkhana: manifattura statale addetta alla
fabbricazione di tappeti e altri oggetti d’arte.
Kelley: misura di derivazione turca:la lunghezza è quasi
pari al doppio della larghezza.
Kalleghi (Kelleghi): in persiano, letteralmente,
testata; classico formato di tappeto stretto e allungato, proprio
degli esemplari posti in testata nella disposizione persiana tradizionale (cm. 130/200x300/450).
Kapert: vocabolo armeno che significa tappeto,
dal quale, secondo alcuni, è derivato
l’inglese carpet.
Karak (Kharak): vocabolo persiano che indica
una coperta per mulo.
Kenarè: indica il formato di un tappeto
lungo e stretto (detto galleria) avente una larghezza di circa 1 metro
ed una lunghezza che può raggiungere
i 3, 4 o 5 metri.
Kenguerlu: nome commerciale usato un tempo
per svariati tappeti caucasici.
Kepse Gul: gul usato dalla tribù turkmena
Yomut, composto da un ottagono centrale affiancato da motivi dentellati,
ora chiari ora scuri, disposti scalarmene fino a conferire al gul un aspetto romboidale.
Khabgah: ampi contenitori in Kilim a forma
di parallelepipedo usati dalle popolazioni nomadi per il trasporto di
biancheria e di coperte.
Khalyk (Kaltk Chalyk): ornamento nuziale
turkmeno, arricchito da fiocchi e nappine, destinato al cammello della sposa.
Kharchanghi: figura zoomorfa vagamente simile
a un granchio, ricorrente, tra l’altro, nella
produzione dell’area di Kuba e in quella dei nomadi Qashquai.
Khatai: termine usato solitamente per indicare
ornamenti floreali a palmetta, frequenti nell’arte decorativa dell’Azerbaigian
fin dall’XI secolo.
Kejebe: portantina a cupoletta, issata su
un cammello, in cui si celano il giorno delle nozze le spose turkmene.
È detto kejebe per la presenza di motivi a cupola, un particolare disegno della
torba (piccola sacca da viaggio in uso tra nomadi e può essere sia in Kilim che a pelo) Turkmene.
Kif: sacche in Kilim usate dalle popolazioni
nomadi per nutrire gli animali.
Kilim (Ghilim, Kelim, Gelim): termine turco che indica un tappeto non annodato,
piatto, a doppia faccia. Il disegno è ottenuto alternando i colori delle
trame strutturali o inserendo trame supplementari. Tale termine varia
secondo le regioni: Ghilim in Iran, Sileh, Verneh o Sumak nel Caucaso.
Kiz-Bergama: tappeti dell’area di
Bergama (Turchia occidentale) tessuti dalle ragazze da marito per il proprio
corredo e ornati di motivi tradizionali.
Kiz-Ghiordes: tappeti di piccole dimensioni
annodati dalle ragazze turche dell’area di Ghiordes (Turchia orientale) per il proprio corredo di nozze. La definizione è entrata
nel linguaggio commerciale per indicare tappeti ornati da un medaglione centrale racchiuso in un campo a doppia nicchia.
Kork: termine iraniano che designa la lana
prelevata dagli agnelli di qualche settimana, che ha la particolarità di
essere soffice e setosa. È utilizzata soprattutto a Kashan, Isfahan, Tabriz. Col termine Kork (es.: Isfaban
Kork, Kasban Kork) oggi si indicano generalmente le lane di eccellente
qualità, fini e morbide utilizzate nella tessitura di bei tappeti.
Kul-e-Poshi: sacche in Kilim di media grandezza
usate dai nomadi per il trasporto a spalle. Tale uso è confermato dalla
presenza negli angoli superiori di occhielli atti a facilitare la presa.
Lacca (Lac): denominazione del colore
rosso ottenuto dalla cocciniglia del fico (coccus laccae), particolarmente
diffuso in India.
Lale: tulipano, fiore molto diffuso
in Turchia, usato come decorazione soprattutto nei tappeti Ladik.
Lampa-Karabag: tappeti a passatoia,
attribuiti al distretto azerbaigiano del Karabag, ornati da una sequenza
di fiori
a otto petali intercalati a cartigli di forma
allungata e affiancati da figure di uccelli disposti a coppie.
Lana: fibra tessile ricavata dal vello di ovini e camelidi. Dopo un
lungo processo che implica tosatura, lavaggio e cardatura, la lana
viene filata manualmente. È il materiale più usato nella produzione dei
tappeti.
Lampada di Moschea: motivo decorativo
utilizzato nei tappeti da preghiera per indicare il verso dello stesso
o con intenti esclusivamente ornamentali.
Lavaggio: operazione di manutenzione
indispensabile per mantenere intatta la struttura del tappeto. È consigliabile
eseguire, con frequenza almeno triennale/quinquennale, lavaggi accurati
e completi con detergenti naturali
per non eliminare completamente la lanolina.
Lazy Line: (dall’inglese-linee
pigre), si presentano sul tappeto quando due o più annodatori lavorano
allo stesso esemplare e uno procede più lentamente
dell’altro. Sono tipiche dei tappeti più antichi.
Leone: frequente nei tappeti del Fars,
il leone con la spada e il sole nascente è il
simbolo della Persia.
Liccio: elemento del telaio che serve
ad alzare e abbassare le catene dell’ordito, per
permettere il passaggio della trama.
Lulè: corruzione del francese
roulè; il vocabolo indicava i tappeti annodati
con compattezza tale da non poter essere piegati, ma solo arrotolati.
Lung: benefico drago alato, la cui
immagine è frequente
nei tappeti cinesi.
Mafrash (Mafresh): ampio contenitore
in Kilim, a forma di parallelepipedo, in uso tra gli shashavan.
Malband: lunga striscia in Kilim usata
dai nomadi per assicurare il carico all’animale
che lo trasporta.
Mallo di Noce: È usato dai tintori per
ottenere il marrone e per scurire i colori.
Mano Stilizzata: simbolo islamico che
indica i cinque personaggi particolarmente venerati (Maometto, Ali,
Fatima, Hasan, e Hosein).
Mano di Fatima: decorazione, tipica
dei cantonali dei tappeti “a preghiera”, che
riproduce il palmo di una mano.
Mazarlik: tappeto per la sepoltura
i cui motivi principali (salici, cipressi) vengono ripetuti più volte.
Ornati da piccole rappresentazioni paesaggistiche, presumibilmente
stilizzate raffigurazioni dei luoghi santi dell’Islam. Essi sono
diffusi nell’area di Kula e di Kirsehir.
Medaglione: decorazione principale
che si colloca al centro del tappeto.
Medachyl: motivo di bordatura a denti
bicolori. Detto anche positivo-negativo o zig-zag. Tra i più elementari, è usato
soprattutto nelle bordure minori. Si compone di diversi motivi in colore
chiaro e scuro, che
si compenetrano.
Medijdi: tappeti che presentano disegni
di ispirazione occidentale, francese in particolare.
Melograno: simbolo di fertilità e
abbondanza nell’iconografia orientale, dà nome
ai tappeti dell’oasi di Yarkand. Dalla buccia essiccata delle melegrane
si ottiene una sostanza che tinge in giallo.
Merinos: razza ovina australiana la
cui lana sottile e lucente viene spesso usata per la tessitura dei
tappeti, in particolare nell’area indiana
e pakistana.
Memling Gul: poligono uncinato, classico
motivo di decorazione di alcuni esemplari caucasici e anatolici. Deve
il nome al pittore fiammingo Hans Memling
(1433-1494) che riprodusse spesso tappeti con questo motivo nei suoi
dipinti.
Mihrab: è la nicchia che in
tutte le moschee rappresenta la "porta del paradiso" e indica la direzione
della Mecca, e quindi la direzione della preghiera. Tale
decorazione, essenziale nel tappeto da preghiera, viene rappresentata
in diverse forme, spesso tipiche delle zone di provenienza.
Mille-Fleurs: tappeti da preghiera
dal mihrab fittamente ornato da decorazioni floreali minute.
Mina Khani: motivo decorativo a griglia,
presumibilmente elaborazione curda del motivo Herati. Si compone di
grandi fiori tondeggianti
simili a margherite, legate
da steli.
Ming, Tappeto: celebre esemplare turco
di epoca selgiuchide. Tipico esempio di decorazione ad animali, raffigura
la lotta del drago con la fenice, racchiudendola
in medaglioni poligonali. Sono inoltre noti come tappeti Ming gli antichi
esemplari cinesi provenienti dalla regione di Ningsia. La decorazione è costituita
da un medaglione a figure animali simboliche su campo dorato racchiuso
entro una cornice scura.
Minbar: pulpito dal quale
si dirige la preghiera.
Moharramat: in Persia, motivo ornamentale
costituito da una colonna di botteh. È analogo
al cubukli (orlo a pipa dal nome di un'affusolata pipa usata in Turchia, è una
bordatura composta da sottili cornici puntinate).
Mohair: lana pregiata ricavata dal
pelo di capre d’angora. Deriva dal termine
arabo-persiano mohayyar (scelta).
Mochtachem: con questa definizione
si contraddistinguono i tappeti Kashan dell’ultimo
quarto del XIX secolo. Di qualità e bellezza eccezionale. Dal nome
del leggendario tessitore di Kashan, al cui laboratorio si devono tappeti
di fine annodatura e disegno stilizzato, caratterizzati da una particolare
sfumatura di verde. Molto attivo nel XIX secolo, il laboratorio cessò l’attività all’inizio
del Novecento. Spesso per convenzione, si definiscono Mohtashami i
Kashan più fini.
Mordente: sostanza chimica utile ad
aumentare la porosità e la capacità di
assorbimento dei colori nelle fibre tessili.
Morghi: in persiano, gallina; compare
spesso tra le decorazioni minori dei tappeti dei nomadi.
Nodo: elemento fondamentale della struttura
del tappeto; viene eseguito con filati colorati di lana, seta, cotone,
intorno a due o più orditi. I capi recisi del nodo formano il vello del tappeto. La densità dei nodi
costituisce un elemento di estrema importanza per la valutazione del tappeto.
Il nodo asimmetrico (detto anche persiano,
senneh o farsibaf), è diffuso prevalentemente in aree di cultura persiana; si esegue avvolgendo il
filato intorno a due orditi adiacenti e facendo uscire i capi del nodo da interspazi diversi.
Il nodo jufti eseguito su quattro orditi, fu usato nell’antichità in
alcune zone del Khorasan e attualmente è usato nelle produzioni
persiane e pakistane correnti.
Il nodo simmetrico (detto anche turco, ghiordes
o turkbaft), è diffuso
prevalentemente in area di cultura turca; si esegue avvolgendo il filato
intorno a due orditi adiacenti e facendo uscire i capi del nodo dall’interspazio
compreso fra essi.
Il nodo spagnolo è un termine improprio con cui si definiscono
convenzionalmente i nodi eseguiti su un solo ordito.
Il nodo tibetano è usato
in Tibet, realizzato avvolgendo a ogni ricorso il filato di lana che
formerà il
vello alternatamene intorno a due orditi e a una bacchettina di legno,
provvista di una fessura
longitudinale. In essa, terminato il ricorso, il tessitore farà scorrere
una lama recidendo gli anelli di lana avvolti attorno alla bacchettina.
Le estremità degli
anelli recisi formano il vello del tappeto. La tecnica viene detta
a cappi recisi e a groppetti.
Ordito: insieme di fili sul telaio
nel senso della lunghezza del tappeto, sui quali vengono fissati i
nodi. Le sue estremità formano le frange.
Palas: indica i Kilim caucasici lavorati
con la tecnica a stacchi.
Palmetta: elemento decorativo floreale
orientato. Compare in forma sia stilizzata sia naturalistica.
Pang: fuso in legno usato in area tibetana.
Pange Rangh: ordito di seta realizzato
in cinque colori.
Pardakht: rasatura finale del tappeto
effettuata per mettere in risalto la lucentezza.
Pardeh (Pardah): in persiano significa
tenda ed è usato per indicare tappeti di
dimensioni pari a cm. 160x260.
Parmak: sono cosi’ chiamati i
Kilim con disegno a dita.
Pelo: la parte superiore morbida del
tappeto costituita dall’insieme dei
nodi. Viene detta anche vello.
Perla: circondata da un alone di fiamme, è spesso
raffigurata nei tappeti cinesi. Simboleggia la purezza e la perfezione
ed è considerata
un talismano contro gli incendi. È detto “a perle” un
bordo minore, comune nei tappeti cinesi, composto da una colonna di
piccoli cerchi chiari, simili appunto a perle, su fondo blu, azzurro
o giallo.
PETAG: abbreviazione di Persiche Teppich-Aktiengesellschaft,
nome di una compagnia tedesca attiva in Tabriz dal tardo Ottocento
ai primi
decenni del
Novecento, con una manifattura di tappeti detti Petag.
Pettine: strumento usato dai tessitori
per eseguire la battitura.
Poshti: vocabolo derivato dal persiano
posht (dietro), che significa schienale; indica un tappeto di piccolo
formato, imbottito, da appoggiare dietro la schiena
quando si è seduti. Vengono annodati in coppia, uno come sedile
e uno come schienale.
Preghiera (Tappeto da): piccolo tappeto,
decorato con mihrab, utilizzato per la preghiera musulmana. Tappeto
su cui il
fedele islamico si inginocchia per recitare le preghiere. Il
campo è solitamente ornato da una nicchia ad arco, a imitazione
del mihrab delle moschee. Lo spazio interno alla nicchia è spesso
ornato da lampade e vasi fioriti.
Radj: vocabolo che significa fila e
indica la quantità di nodi presenti
in una larghezza pari a cm. 7, secondo un sistema di valutazione in
uso in Azerbaigian.
Rakhtekhab-Pich: ampio contenitore
in Kilim, a forma di parallelepipedo, usato dalle popolazioni nomadi
per il trasporto di biancherie e coperte.
Rize Mahi: termine con cui in Persia
si indica il motivo Herati.
Robbi: cartone rappresentante un quarto
di un tappeto.
Robbia: pianta erbacea da cui si ricava
una sostanza colorante rossa.
Rosetta: elemento decorativo floreale
simmetrico; compare sia in forma stilizzata sia naturalistica.
Royal Bukhara: nome commerciale riferito
ai migliori tappeti turcomanni.
Ru-Asbi: coperta per cavallo.
Saf: tappeto da preghiera con diversi
mihrab, destinato alla preghiera collettiva. Sono detti anche preghiera
da famiglia o da settimana.
Salatchak: tappeti sagomati tessuti
dalle donne turkmene per la culla dei neonati.
Salice Piangente: disegno frequente
nei tappeti, particolarmente nei Tabriz e negli Joshagan. In persiano
Bid-e-majnum.
Salor-Gul: gul ottagonale il cui profilo è percoso
da una fine dentellatura nera. Sebbene il nome lo associ alle tribù Salor,
ricorre nella produzione di altre tribù turkmene ed è assai
frequente da sacche e Joval (grandi sacche da sella).
Scene di Caccia: decorazione, frequente
sui tappeti fino dall’età safavide, con
figure di cavalieri e fiere in corsa o in lotta.
Serapi: tappeti a medaglione dal disegno
stilizzato prodotti a Heriz dalla fine del XIX secolo.
Shah Abbas: sovrano safavide (1587-1629)
da cui ha preso nome un complesso disegno, detto sha abbasi, che vede
palmette e rosette congiunti da steli a volute.
Shekari, Bordo: bordura composta da
motivi di botteh congiunti fra loro da un viticcio a zig-zag.
Shemla: motivo di campo diffuso nella
produzione turkmena; è composto da
piccoli esagoni policromi serrati l’uno all’altro fino a generare
l’illusione di una griglia.
Scoloritura (del colore del tappeto in
caso di lavaggio): in genere è causata da una colorazione
non appropriata o da un fissaggio insufficiente.
Sehna: città del Kurdistan (odierna
Sanadaj) da cui prende il nome del nodo utilizzato dagli artigiani
persiani.
Skerkate Farsh:
compagnia del Tappeto Persiana fondata nel 1930 da Reza Shah Pahlavi
per riportare la tradizione tessile del paese, contaminata da speculazioni
commerciali, a un alto livello qualitativo.
Shir Shekari: letteralmente, latte
e zucchero: elaborato motivo a griglia che suddivide il campo di maglie
romboidali connesse da fiori rossi e blu. È caratteristico
della produzione curda Koliay.
Shotori: il termine indica il colore
naturale del pelo del cammello.
Shirazi: rinforzo dei bordi laterali,
talvolta con punti ornamentali o con strisce di tessuto.
Sileh: tappeto del Caucaso lavorato
con la tecnica delle trame avvolte. Ha un grande disegno a draghi a
forma di "S".
Siyah-Kar: termine che significa lavoro
scuro ed è usato per indicare i prodotti
dei Baluci, di solito di tinte piuttosto cupe.
Skirt: termine con cui si indicano
talvolta le bordure di testata.
Soffreh: Kilim usato come tovaglia.
Sono particolarmente noti quelli tessuti dai Baluci, ornati da minuti
motivi realizzati con tecnica a trame aggiunte.
Sormeih: vocabolo persiano che indica
il colore blu.
Subbio: nome di due travi orizzontali
del telaio, l’una superiore e l’altra
inferiore, su cui viene teso l’ordito. Talvolta il subbio inferiore è in
grado di ruotare per avvolgere la parte di tappeto via via eseguita.
Suf: particolare lavorazione che prevede
l’annodatura unicamente degli
elementi decorativi e la realizzazione del fondo con il solo intreccio
di trama e ordito. Il disegno risulta quindi in rilievo.
Suggi: in india, denominazione del
botteh.
Sumak (Soumak): originario del Caucaso
russo, questo termine identifica certi tappeti a trame avvolte che
hanno la particolarità di avere sul retro i
residui dei fili della trama. Durante il XIX secolo i Sumak erano una
produzione esclusivamente caucasica; in seguito questo tessitura la
si trova anche
in certi tappeti dell’Africa settentrionale. L’origine del
termine è controversa: è stato ipotizzato un legame tanto
con il nome della città caucasica di Shermakha che con il soumakh,
una sostanza colorante vegetale che produce un rosso rugginoso.
Suzani: vocabolo che significa lavoro
ad ago e indica tessuti ricamati, spesso con notevole finezza, diffusi
in Persia e nelle regioni dell’Asia
centrale. Particolarmente noti i suzani di corolle scarlatte.
Stella: a 4, 6, 8 e 12 punte, utilizzata
come motivo decorativo. La stella di Salomone è una piccola stella
a otto punte, particolarmente frequente nei tappeti anatolici.
Svastica: simbolo solare che esprime
intenti augurali, originario dell’India
e dell’Estremo Oriente, costituito da una croce con quattro bracci
uguali e ripiegati ad angolo retto a sinistra o destra.
Tabachi (Tabbakhi): parola persiana
che indica il pelo tratto da animali morti. È poco
pregiata perché ruvida, poco lucente e assorbe male il colore.
Taba Tabai: maestro tessitore attivo
all’inizio del Novecento a Tabriz. Al suo
laboratorio si devono esemplari di particolare pregio.
Tannino: acido organico presenza in
natura, con diverse concentrazioni, in molti fusti arborei e in radici;
dotato di elevato
potere colorante, è usato
per ottenere toni scuri, varianti dal bruno al nero.
Tatto: la qualità del tessuto
di base e del pelo apprezzabile con le mani.
Telaio: strumento usato per la tessitura
di tappeti, i cui elementi costituenti fondamentali sono i piedritti,
i subbi e i licci; può essere orizzontale
o verticale.
Il telaio orizzontale, che viene
usato prevalentemente dalle popolazioni nomadi per la sua facilità di
installazione e rimozione, consiste di due travi orizzontali (subbi),
disposte parallelamente
al terreno
e tenute in posizione da picchetti; intorno a esse vengono tesi gli
orditi, sollevati alternatamene da un liccio sospeso a un treppiede
mobile.
Il telaio
verticale è usato
in prevalenza negli insediamenti permanenti perché necessità di
una parete di appoggio; i subbi sono sorretti da due robuste piedritti.
Il telaio verticale può essere di diversi tipi:
Nel telaio a subbi
fissi la distanza tra i subbi è costante e determina la lunghezza
del tappeto.
Nel tealaio a subbio inferiore mobile il subbio inferiore
può essere allentato in modo da consentire lo scorrimento dell’ordito,
che viene predisposto doppio. È pertanto possibile far scivolare
la parte già eseguita del tappeto sul retro del telaio ed eseguire
tappeti lunghi fino a due volte la distanza tra i subbi.
Nel telaio
a subbi rotanti sul subbio inferiore viene avvolto il filato dell’ordito
in una lunghezza proporzionale a quella del tappeto che si vuole ottenere.
Man mano che il lavoro procede, l’ordito viene svolto e la parte
già annodata del tappeto viene avvolta sul subbio inferiori.
Il telaio triangolare è usato
nei grandi laboratori e permette la realizzazione di tappeti di grandi
dimensioni. L’ordito è infatti avvolto intorno a uno o più subbi
ausiliari, che conferiscono al telaio una sezione triangolare.
Tessuto Piatto
(o Piano): termine per indicare tappeti tessuti e non annodati.
Tessuto è ciò che
si ottiene dal semplice intreccio di trama e ordito. Sono definiti
tessuti piani i Kilim ottenuti con questa semplice tecnica. Può essere
bilanciato, quando siano egualmente visibili trama e ordito, oppure
con trama a vista, quando le trame sono talmente battute le une sulle altre da
rendere invisibile l’ordito. Viene detto anche armatura semplice.
Torba: piccola sacca da viaggio in
uso tra i nomadi, può essere in tappeto
o in Kilim.
Trama: insieme di fili che si intrecciano
con la catene dell’ordito e fissano
i nodi del tappeto.
Possono essere in lana, cotone o seta e assicurano la solidità del
tappeto. Solitamente, la trama passa due volte, dapprima tesa, poi
floscia; non mancano esemplari a trama unica e con trame multiple.
Una volta passata, la
trama viene battuta con forza sui nodi con speciali pettini in legno
o in metallo.
Trame Aggiunte, Tecnica
a: tecnica
di decorazione dei Kilim mediante l’inserzione, tra gli orditi,
di trame supplementari decorative, con cui si realizzano i disegni.
Trame Avvolte, Tecnica a: tecnica di
tessitura dei Kilim realizzata mediante l’inserzione
di trame colorate che avvolgono gli orditi, passando nella maggior
parte dei casi sopra quattro e sotto due orditi e correndo libere sul
retro
del Kilim ai cambi di colore. Le trame avvolte possono essere alternate
a normali trame strutturali oppure essere allo stesso tempo decorative
e strutturali. È detto anche soumakh.
Trame Supplementari, Tecnica a: lo
stesso che tecnica a trame aggiunte.
Tubreh (Tobreh): sacche in Kilim usate
dai nomadi per dar da mangiare agli animali.
Turkbaft: nodo turco, da Turk (turco)
e baft (nodo). Noto anche come nodo simmetrico.
Ustad: maestro disegnatore che realizza
su carta quadrettata gli schemi grafici dei tappeti, detti cartoni.
Uzbeki (Uzbechi): popolazione di origine
mongola stanziata nell’Uzbekistan e in territorio
afgano. Le donne uzbeke sono abili nella produzione di feltri, Ikat,
suzani, e anche tappeti piuttosto grossolani la cui decorazione è ispirata
ai modelli turkmeni.
Vaghireh: tappeto di piccole dimensioni
usato dai tessitori come modello e pertanto ornato di un vasto campionario
di disegni di campo e di bordura.
Vakily: maestro tessitore di Senneh
cui si attribuisce l’omonimo medaglione
circolare a ghirlanda in uso a Senneh e ad Arak.
Vak-Vak: nella mitologia indiana, è
un albero i cui frutti sono teste umane o animali dotate di facoltà di
vaticinio (profezia). Il motivo fu usato dai tessitori di epoca Moghul
e ricorre spesso nei tappeti. Consiste
in sottili viticci che congiungono teste di animali e maschere grottesche.
Vaso, Tappeto a: tappeto in cui il
campo è ornato
da fiori, foglie e volute originate da un vaso. Si tratta di un motivo
proprio dell’età safavide
e spesso convenzionalmente ricondotto alle manifatture di Herat.
Vello: pelo del tappeto costituito
dai capi recisi dei nodi. L’altezza
del vello viene generalmente pareggiata mediante due operazioni di
rasatura, eseguite rispettivamente durante la tessitura del tappeto
e a lavoro terminato.
Verneh: tecnica di tessitura simile
al Sileh. Tra i principali artefici di verneh sono gli Shashavan.
Vishapagorg: vocabolo di origine armena
che indica gli antichi tappeti “a drago” ed è usato
anche per alcuni tappeti caucasici recenti, come i Chondarask, da essi
presumibilmente derivati.
Yatak: tappeti dal pelo molto alto
e tessuti in modo grossolano, tipici della Turchia centro-orientale,
su quali
si dorme. Indicazione di misura.
Yastic: vocabolo turco con cui si indicano
tappeti di piccolo formato (cm. 50x100) con retro in tessuto piano,
usati come cuscini.
Yin-Yang: motivo simbolico, di origine
estremo-orientale, che esprime il contrasto e la complementarietà dell’elemento
maschile e di quello femminile, dalla cui contrapposizione scaturisce
l’equilibrio
universale. Si compone di un cerchio tagliato da una linea serpeggiante
che lo divide
in due settori, uno chiaro e l’altro scuro. Da questa forma alcuni
fanno discendere il motivo botteh.
Yuruk: il vocabolo turco, che significa
nomade, è usato per indicare le
numerose tribù nomadi che vivono e si spostano nelle aree montuose
dell’Anatolia, specialmente nella parte sud-orientale. Molte tribù Yuruk
sono di origine curda, altre di origine turkmena, caucasica e di altri
ceppi. Le donne Yuruk intessono tappeti Kilim e yatak in lana, per
lo più di
piccolo formato, a disegni semplici e colori vivaci, difficilmente
classificabili per la loro estrema varietà.
Zar: termine iraniano che indica una
unità di misura superiore al metro.
Zarcharak: vocabolo che indica tappeti
di circa cm. 120x80.
Zaronim: termine iraniano impiegato
per tappeti la cui dimensione è di circa cm.
150x100. In persiano significa zar e mezzo, dove zar è una
misura di lunghezza pari a circa cm. 106.
Zello Sultan: disegno di origine persiana
raffigurante un grande vaso di fiori fiancheggiato su entrambi i lati
da un uccello. Deve il nome a un omonimo governatore di Isfahan, legato
alla dinastia Qagiar.
Ziegler: compagnia originaria di Manchester,
che nel 1883 aprì ad Arak una
sede destinata a coordinare la produzione dei tappeti per il mercato
estero. La Ziegler & Co. forniva ai tessitori campioni di disegni
in forma di vaghireh e matasse di lana già colorata. Nel 1900 aveva
alle sue dipendenze 2500 tessitori ad Arak e dintorni e sedi in molte
città persiane. I tappeti annodati su sua commissione venivano
spesso venduti come Ziegler.
Zili: tecnica di tessitura dei Kilim
in cui la decorazione è ottenuta
mediante il passaggio di ricorsi di trame strutturali alternati a trame
supplementari policrome che passano sopra una quantità variabile
di orditi e sotto uno solo di essi, il medesimo per tutta l’estensione
del Kilim. Ne risulta un effetto “a coste” della lavorazione.
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