Serapi carpet

Tecniche di lavorazione
e materie prime


I telai e gli attrezzi del tessitore

I tappeti orientali sono pregiati perché annodati interamente a mano: un buon tessitore può eseguire da 10.000 a 14.000 nodi al giorno. Questo significa che, a seconda della finezza dei nodi, per portare a termine un tappeto di medie dimensioni occorro tre-quattro mesi di lavoro: talvolta anche più.
I telai sui quali vengono annodati i tappeti sono essenzialmente di due tipi: orizzontali e verticali.
Il telaio orizzontale, facilmente trasportabile, è principalmente diffuso tra le popolazioni nomadi ed è costituito da due travi in legno tra le quali sono tesi longitudinalmente i fili dell’ordito. Durante la lavorazione, questi sono tenuti in tensione con l’ausilio di due bastoni legati all’estremità di ogni trave e piantati al suolo.
Il telaio verticale è invece fisso e viene prevalentemente usato nei villaggi e nelle città perché necessita di una parete d’appoggio. Anch’esso è composto da due travi parallele, ma queste sono verticali. Anche in questo caso i fili dell’ordito vengono tesi tra le travi, l’annodatura comincia dal basso e gli artigiani lavorano stando seduti su una panchetta mobile, appoggiata lateralmente a due scale a pioli: mano a mano che il lavoro procede, la panchetta viene rialzata per consentire all’artigiano di trovarsi sempre di fronte al lavoro che sta eseguendo.
Il tappeto è essenzialmente costituito da tre componenti: la trama, l’ordito e il nodo.
Per annodare il tappeto, l’artigiano si avvale di pochissimi e semplici attrezzi: il coltello, il pettine e le forbici. Il primo si usa per tagliare i fili del nodo e può portare all’estremità della lama un uncinetto per l’esecuzione del nodo. Il pettine viene usato per allineare i fili della trama stringendoli contro i nodi, mentre le forbici, piatte e larghe, vengono utilizzate per rasare il vello del tappeto.

Sarouk carpet Le materie prime

Per l’annodatura del tappeto si utilizzano principalmente tre materiali: lana, seta e cotone. In genere si usa la lana di pecora, particolarmente diffusa in tutto l’Oriente, ma in alcune regioni viene adoperata anche la lana di cammello. Importante sottolineare che, per i tappeti di qualità, la lana deve essere a fibra lunga. Questa si ottiene pettinando d’inverno il vello delle pecore e tosando poi gli animali in primavera. Prima di essere utilizzata deve essere accuratamente lavata per eliminare tutti i residui di polvere e grasso: più pulita sarà, più i colori resteranno fissati, puri e brillanti. Per i tappeti pregiati, dalla lavorazione raffinata, il vello sarà tessuto in seta. Il cotone, infine, viene adoperato alla base del tappeto a formare la trama e l’ordito. Tuttavia, ancor oggi, i tappeti nomadi sono prodotti interamente in lana, compresa la trama e l’ordito.

La tintura

Le materie prime, lana, cotone e seta, dopo essere state raccolte, cardate e filate, vengono sottoposte a tintura: questi procedimenti risultano talvolta complessi. L’operazione è infatti delicata perché la tintura è determinante per l’effetto decorativo finale del tappeto. Questa viene preceduta da un bagno di allume che agisce da mordente e non interferisce con il colore successivamente usato ma si limita a rafforzarne l’intensità. In seguito, il filato viene immerso nel bagno di tintura vero e proprio dove, a seconda del colore, viene lasciato per molte ore, talvolta anche giorni. Il passo successivo è l’asciugatura che avviene al sole.
Fino all’avvento dei coloranti artificiali (chimici), la tintura della lana veniva fatta con colori naturali, quasi tutti di origine vegetale. Curioso è per esempio pensare che il rosso veniva ottenuto dalle radici di robbia, un arbusto che cresce spontaneamente in tutto l’Oriente, o anche pestando il guscio delle cocciniglie: a seconda della specie usata la tonalità aumentava o diminuiva di intensità. Il giallo, altro colore usato nella tessitura dei tappeti Orientali, è dato dalle radici, dalle foglie e dai fiori della Reseda luteola: una pianta diffusa in questa zona, mentre il blu viene ottenuto attraverso un complicato procedimento chimico da un arbusto originario dell’Estremo Oriente: l’Indigofera tinctoria dal quale si ricava l’indaco, colore già noto e utilizzato da greci, egiziani e romani da molti secoli.
Ovviamente, questi colori di base vengono poi mescolati per ottenere altre tinte.
Quando però apparvero i colori artificiali, i tintori Persiani abbandonarono quest’antica tradizione, cominciando via via a utilizzare i nuovi prodotti, meno costosi, abbreviando anche i tempi di produzione. Questo determinò una perdita di qualità e col passare del tempo la fama del tappeto Persiano perse il suo fascino: inoltre, i colori all’anilina dettero origine a sfumature poco armoniosei tra loro ma soprattutto tendevano a scolorire.
Oggi, mentre i nomadi tendono ancora a tingere le lane con coloranti naturali, gli artigiani e i grandi laboratori utilizzano coloranti sintetici a base di cromo.
Talvolta, nel tappeto Persiano, si possono trovare disegni o campi iniziati con un colore che continuano poi con la stessa tinta ma di una sfumatura diversa o addirittura con un’altra tonalità: queste differenti nuances vengono denominate abrash e a prima vista, a taluni, possono sembrare un difetto ma in realtà sono una curiosa caratteristica artigianale.
Va inoltre sottolineato che la presenza di una abrash è la prova che il tappeto è stato tinto con colori vegetali, in quanto solo utilizzando colori vegetali è quasi impossibile ottenere la stessa tonalità in tinture separate.

Lillian carpet L’annodatura

L’annodatura di un tappeto è l’elemento fondamentale. Nei secoli, sono stati diversi i tipi di nodi utilizzati, ma oggi le tecniche di annodatura più eseguite sono fondamentalmente tre: il nodo simmetrico, detto ghiordes o turkibaft o ancora nodo turco, il nodo asimmetrico, detto anche persiano o senneh o farsibaft e il nodo tibetano detto anche a cappi recisi e a groppetti. La scelta del nodo è molto spesso legata alle tradizioni e alle abitudini locali e aiuta a identificare la provenienza del tappeto.
Il nodo simmetrico o ghiordes avvolge completamente i due fili dell’ordito, mentre il secondo, asimmetrico o senneh, ne lascia libero uno. È pressoché impossibile distinguere i due nodi dal rovescio, ma pizzicando e facendo aprire il tappeto lungo i filari del nodo, e avvalendosi di una lente d’ingrandimento nel caso di tappeti dal nodo molto sottile, è possibile differenziarli.
Il nodo tibetano, infine, viene eseguito avvolgendo a ogni passaggio il filo di lana che formerà il vello alternandolo intorno ai due orditi e a una bacchettina in legno munita di una fessura longitudinale. Una volta terminata l’annodatura, l’artigiano recide gli anelli di lana avvolti attorno alla bacchetta facendo scorrere una lama.
Il nodo è fondamentale per distinguere i tappeti artigianali (ossia fatti a mano) da quelli di produzione meccanica. In questi ultimi il filato di lana che forma il vello è spesso passato attraverso il tessuto di base e fermato con un velo di colla.

La tessitura

Fatta eccezione per alcune manifatture nomadi, il tappeto nasce sempre da un progetto ben preciso, disegnato su un cartone millimetrato nel quale ogni riquadro corrisponde a un nodo, da artisti specializzati.
Il disegno viene poi appuntato sul telaio, davanti agli occhi dell’artigiano che ne segue attentamente lo schema, solitamente fissato ai fili dell’ordito. L’annodatura del tappeto comincia sempre dal lato inferiore: sui fili dell’ordito, tesi verticalmente, vengono intercalati i fili della trama per creare un fondo robusto che mantenga integro il tappeto in modo da evitare sfilacciature e l'allentamento dei nodi. Questi ultimi vengono eseguiti orizzontalmente su tutta la larghezza del tappeto e ogni filo di lana viene fissato su due fili attigui dell’ordito secondo le principali tecniche di annodatura (ghiordes o senneh).
Il costo di un tappeto dipende quindi dal tempo impiegato dall’artigiano per annodarlo e dal numero di nodi in esso contenuto. Il lavoro di annodatura è comunque svolto rigorosamente a mano da artigiani allenati e quindi veloci.

I disegni

A seconda del disegno, i tappeti orientali si possono suddividere in due grandi gruppi: tappeti a disegno geometrico e tappeti con disegno curvilineo, detti anche floreali.
Appartengono al gruppo dei geometrici tutti quei tappeti annodati con disegno lineare e schematico, formato da tratti verticali, orizzontali e obliqui. In genere, questo tipo di disegno è composto dalla ripetizione del motivo: questa decorazione viene principalmente eseguita dalle tribù nomadi e in alcuni villaggi dove l’annodatura del tappeto è rimasta primitiva. Va infatti ricordato che i primi tappeti furono decorati con motivi geometrici e solo all’inizio del XVI secolo apparvero i disegni floreali. Una piccola curiosità: alcuni dei disegni che troviamo nel tappeto geometrico sono tramandati da secoli a memoria.
L’origine dei tappeti a motivo curvilineo, ossia i floreali, risale all’inizio della dinastia safawide e segna la nascita dell’artigianato vero e proprio dei tappeti orientali. Pare infatti che i tappeti annodati dai nomadi non soddisfacesse affatto il gusto raffinato dei sovrani safawidi. Fu per questo motivo che sorsero i centri artigianali dove vennero annodati tappeti più raffinati sia per la sottigliezza del nodo, sia per il disegno più ricercato. Mentre i disegni dei tappeti nomadi sono eseguiti a memoria, o sono frutto della fantasia del tessitore, il disegno del tappeto floreale nasce dalla mente del maestro disegnatore, detto ustad, e viene prima eseguito su cartone millimetrato e poi meticolosamente riprodotto dall’artigiano. In genere, questi ultimi hanno un nodo più sottile e per questo motivo sono considerati maggiormente pregiati.

logo logo 2
home
tappeti pregiati
tappeti commerciali
tappeti nomadi
tappeti tessitura fine
tappeti kilim
tappeti moderni
novità
complementi d’arredo
lista nozze
servizio al cliente
manutenzione
glossario
e-mail
 
© Scantamburlo
all rights reserved
segnalare gli eventuali problemi a: